Trepolmoni, perché in campo correva e non esauriva mai il fiato. Capitano, di una squadra di calcio a 5. Campionessa, perché non si arrendeva e perché fosse più chiaro lo hanno scritto anche sui muri. Semplicemente Lu, l’amica che faceva la differenza.
Luana Biferi aveva 30 anni ed era aiuto cuoca a Rigopiano. Per quel lavoro aveva lasciato la sua grande passione, il calcio.
E’ un caldo giorno di giugno, è il 2019. Sto documentando l’Italia dei terremoti, l’ho fatto per anni, ho percorso 40mila chilometri tra Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. Perché il terremoto non si può raccontare da una scrivania. Devi incontrare la devastazione, guardare le persone in volto. Devi vedere.

La tappa all’Aquila, per il decennale. Ma desidero andare anche a Bisenti, che era il paese di Luana, nella provincia di Teramo, per incontrare la mamma Cristina. La rivedo sorridere mentre mi spiega il senso di quel soprannome che avevano dato a Luana, trepolmoni perché lei correva a perdifiato in campo. Non la fermavano nemmeno le pozzanghere.
L’ha fermata per sempre la valanga, alle 16:49 del 18 gennaio 2017. Quando sono arrivata a Bisenti, il paese dei terremoti, quella data mi è venuta incontro, scritta a lettere cubitali su un palazzo. Accanto due parole: “Non dimentichiamo”.

Come si può dimenticare la strage sul Gran Sasso d’Abruzzo? La morte dei 29 angeli.
Luana quel pomeriggio era in cucina con i colleghi, che erano prima di tutto amici. Con Ilaria Di Biase, che aveva solo 22 anni ed è la vittima più giovane di Rigopiano.
Perché i ragazzi dell’hotel, i lavoratori tutti, hanno fatto fino alla fine il loro dovere. Luana e Ilaria in cucina con gli altri provavano a tenere sotto controllo l’ansia che cresceva e diventava terrore, tra le scosse di terremoto e la certezza che quel giorno non sarebbe arrivato nessuno a salvarli.
Aveva un sogno Luana, mi ha raccontato la mamma Cristina. Voleva aprire un locale, una pasticceria-pizzeria con Ilaria. Come puoi pensare a 30 anni che una valanga di colpo cancelli tutto?
Restano le foto a raccontare la vita troppo breve di Luana. La maglia con il numero 10, “perché era una bambina e già giocava le partite con i ragazzi”, il racconto della mamma Cristina. Poi aveva lasciato tutto per andare a lavorare a Rigopiano, mezz’ora di viaggio da casa. Bisenti che racconta storie di morte e di miracoli. Era partita da qui Serena Scipione, morta a 24 anni nella notte dell’Aquila, il 6 aprile 2009. Mentre si è salvata Marta Valente, estratta viva dopo 23 ore dalle macerie della Casa dello studente. Destini incrociati.
Come quello di Luana che a Rigopiano aveva iniziato una nuova vita e aveva tanti sogni di realizzare.
