I disastri spiegano molto di questo Paese. Nei disastri ci sono sempre gli eroi, i soccorritori. Nella mia attività giornalistica ho cercato di raccontare i disastri e ho cercato di prendermi del tempo per incontrare le persone, i protagonisti, le cosiddette ‘vittime collaterali’. Così si chiamano quelli che sono condannati all’ergastolo a vita. Come le famiglie dei 29 angeli di Rigopiano, una storia che mi è entrata nel cuore da subito. Ho pensato che ciascuno di noi poteva trovarsi lì, nell’hotel ai piedi del Gran Sasso, cancellato da una valanga il 18 gennaio 2017 alle 16:49.
In questi anni ho conosciuto le famiglie prendendomi il tempo per andare a incontrarle a casa, ad esempio quelle che vivono in Abruzzo e nelle Marche, terre meravigliose. Le ho seguite nel pellegrinaggio da un tribunale all’altro d’Italia, in primo grado a Pescara, in appello all’Aquila, in Cassazione a Roma. A ottobre ci sarà l’ultimo atto, l’appello bis a Perugia e il nuovo rimando in Cassazione.
Ricordo quello che mi hanno detto i familiari dei 29 angeli di Rigopiano all’inizio di questo percorso così doloroso, alla fine sarà colpa loro che sono andati a dormire lì. La giustizia ha tempi lunghi. La verità giudiziaria non sempre coincide con quella storica.
Qui raccontavo gli ultimi strazianti messaggi dei prigionieri incrociati con le intercettazioni di chi quel giorno doveva garantire i soccorsi.

Farindola (Pescara), 18 gennaio 2025: la commemorazione della strage di Rigopiano e la commozione delle famiglie
