Sono una montanara degli Appennini, nata a Castiglione dei Pepoli (Bologna) nel 1964. Lavoro per Quotidiano Nazionale (Qn-Il Resto del Carlino-La Nazione-Il Giorno) dal 1989. Questo blog è uno spazio di riflessioni e contenuti personali, per farmi conoscere meglio. Troverete anche i rimandi agli articoli scritti per il giornale.
Ho pubblicato il mio primo ‘pezzo’ nel giugno 1989, per il Resto del Carlino Bologna, una notizia dal mio Appennino. Ho iniziato nelle redazioni di provincia e ho lavorato nella Rete. Dopo tutti questi anni, resto convinta che un giornalista non possa far credere al lettore di essere asettico, metterà sempre se stesso in quel che scrive. Ma deve essere leale. Prima di tutto deve ascoltare, leggere, si deve documentare, se possibile deve andare sul posto, che resta sempre il modo migliore per comprendere il mondo. Non riesco a intendere questo lavoro come un rapporto a due con il computer.
Nel corso degli anni ho cercato di approfondire i disastri, da #Rigopiano al #ponteMorandi, due stragi che mi sono rimaste nel cuore.
Ho iniziato il mio percorso giornalistico con la cronaca nera e non l’ho mai lasciata: mai pensato fosse ‘cronachetta’, dipende sempre da cosa scrivi e da come lo scrivi. Il 4 gennaio 2022 è entrato in redazione con un servizio tv il mistero di Liliana Resinovich, il giallo di Trieste, che mi ha ‘stregato’. Seguo il caso da allora. Il corpo sarebbe stato ritrovato il giorno dopo. Mi sono occupata di scomparsi, grandi misteri italiani. E sono appassionata di codice della strada, ho approfondito in particolare il capitolo autovelox.
Questi sono gli argomenti, ma il metodo? Nell’epoca del copia-incolla, dell’Ia che lavora per te e ti dà l’illusione di poter eliminare il tempo, lo sforzo è quello di ri-mettere al centro le persone, che per me vanno sempre considerate prima delle notizie. Non uso l’intelligenza artificiale per scrivere o rielaborare i pezzi. E provo a difendere poche regole, che considero vitali: avere contenuti originali, consultare le fonti, metterci il tempo che serve, metterci la faccia.
