
È una violinista ma quello che sente dalla sua casa in via San Lorenzo a Calcara, nel Comune di Valsamoggia, non è musica celestiale ma un rumore continuo che ha un significato preciso: “Gravissimo pericolo e disagio totale”; “pericolosità e rischio”. Così ripete “da dieci anni” Elena Veronesi nelle sue mail indirizzate alle istituzioni, che ha anche incontrato. Perché, spiega, il dovere-diritto di un cittadino è questo, non sfogarsi sui social ma cercare un dialogo per ottenere un miglioramento.
La strada però si dimostra tutta in salita. Mentre la strada di casa sua, è sempre più invivibile.
Racconta: “Giorni fa un papà in bici con le sue due bambine si è fermato terrorizzato, le auto gli hanno fatto il pelo. Passano a tutta velocità anche mezzi pesanti da lavoro, trattori o rimorchi”. Il problema non è soltanto quello del rumore costante “noi abbiamo anche le crepe in casa”.
Problema: quella che un tempo era una silenziosissima strada di campagna oggi è diventata una scorciatoia, trafficatissima.
I residenti chiedono una soluzione definitiva, ragiona Elena: “Potrebbe essere un autovelox, magari con una serie di dossi, perché l’unico che avevano installato non ha risolto il problema”.
Per un autovelox – dopo aver superato il problema omologazione – serve una valutazione che tenga conto della pericolosità della strada, come la statistica degli incidenti. Chiaro che la definizione di ‘strada pericolosa’ è vasta. Qui nel borgo di Calcara il primo rischio è quando si mettono i piedi fuori da casa, “perché gli edifici sono a 20 centimetri dalla carreggiata”, ricorda Elena. Ma poi nel conto vanno messi anche inquinamento acustico e vibrazioni che rischiano di danneggiare le case ma sono anche una fonte di stress.
L’Italia è affollata di piccoli borghi tagliati in due da strade che si trasformano in piste da corsa. A febbraio 2025 mi sono messa per un giorno in osservazione sulla San Vitale, la statale 253, “la più importante via di collegamento, dopo l’autostrada, tra Bologna, Ravenna e la Riviera romagnola”. Dove è un’impresa portare fuori la spazzatura o aspettare la corriera, nonostante gli autovelox. E dove un bambino di 11 anni, Jacopo, è stato investito e ucciso.
Elena Veronesi teme la stessa cosa sulla via San Lorenzo, “ma non si può aspettare il morto per intervenire”, protesta.
L’Italia è il Paese degli autovelox – una stima mai diventata ufficiale prima della riforma Salvini ne contava più di 11mila – ma per strada si vedono sempre meno pattuglie. Questo vale ovunque e alla fine è un problema riconosciuto indirettamente anche dal ministero dei Trasporti. Molte modifiche nel nuovo codice della strada in discussione – il testo dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri il 14 ottobre – puntano proprio su quello, un aumento dei controlli.
Scrivo di sicurezza stradale da molti, moltissimi anni. E sono arrivata alla conclusione che la visione più corretta per garantirla sia quella di Toni Purcaro, executive vice president Dekra Group e presidente Dekra Italia, gruppo che fa oltre 32 milioni di revisioni in tutto il mondo: “Non esiste una misura unica ma un sistema. Dobbiamo tenere insieme tecnologia, infrastrutture, comportamento umano”. Per fare tutto questo, servono investimenti.
